Laghetto di Scarpìa – Rassa (VC)

2 giugno 2012 at 07:29

giancarlo

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Quota 2217
Dislivello 1280
Difficoltà E
Segnavia 61,62 bolli bianco rossi
Tempo 3h30’

 

Traccia GPS

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Altimetria e dettagli

 

La peculiarità di questa escursione, oltre ovviamente al laghetto, è la bellezza incontaminata dei luoghi che si attraversano immersi nella più completa “wilderness”: dall’Alpe Piana in poi l’ambiente selvaggio e la poca frequentazione contribuiscono infatti a consigliare la salita agli amanti della tranquillità e dei posti incontaminati. Il sentiero si perde raramente nelle zone erbose e comunque l’itinerario risulta sempre chiaro per la presenza del bolli segnavia; il tratto più faticoso è quello oltre l’Alpe Sassolenda mentre bisogna prestare un po’ di attenzione ad un paio di guadi del torrente che durante il disgelo richiedono un’attenta valutazione dei punti di attraversamento. Naturalmente la caratteristica del territorio ci offre la possibilità di vedere molti animali (cerbiatti, marmotte e camosci) integrati  nei loro habitat. Da apprezzare senz’altro la volontà di alcuni valligiani di tenere “vivi” alcuni, ma purtroppo non tutti, dei pochi e vetusti alpeggi.

Avvicinamento

 

Si percorre la A-26 Genova-Gravellona Toce e si esce al casello di Romagnano Sesia seguendo poi le indicazioni per Alagna Valsesia; superato il comune di Varallo si prosegue verso l’alta Valsesia e in corrispondenza  dell’abitato di Piode si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per Rassa. Raggiunto il paese si tiene la sinistra  dove si trova un comodo parcheggio in cui conviene lasciare l’auto (dopo qualche centinaio di metri si trova il divieto di transito).

Descrizione

Questo solitario laghetto si trova quasi alla testata di un vallone laterale della Val Gronda, nell’alta Valsesia, e più precisamente sotto le rocciose pendici della punta Ventularo e del Becco di Cossarello. Dal posteggio si prosegue sulla strada che poco più avanti devia sulla destra dirigendosi verso le ultime case del comune che si attraversano costeggiando il torrente senza attraversare il bel ponte in pietra. Proseguendo sulla sinistra del torrente Gronda si passa davanti ad una prima cappelletta e successivamente ad un’altra più grande dedicata a San Nicolao; si attraversa un ponte e dopo un paio di tornanti, in prossimità di un corrimano in ferro, si stacca un sentiero che sale sopra un muretto di contenimento. Imboccato questo sentiero si sale costeggiando un muretto e si arriva quasi subito ad un bivio ben segnalato al quale si svolta a sinistra, tralasciando quello che continua diritto per la frazione di Oro,  giungendo alla vicina frazione di Ortigoso (1122 m); deviando sulla destra si superano le case oltre le quali il sentiero passa per un breve tratto franoso protetto da una catenella e prosegue nella faggeta con un percorso a mezzacosta oltrepassando una cappelletta. Alzandosi leggermente si passa alla sinistra di una baita isolata (1188 m) per poi, sempre in traverso, raggiungere la vicina Alpe Piana arrivando da dietro il bell’oratorio di San Bernardo; camminando sulla comoda mulattiera si attraversano le baite arrivando ad un bivio situato al termine di un muro in pietra al quale si devia a destra (1210 m) per superare le abitazioni e continuare a mezzacosta addentrandosi in un selvaggio vallone laterale. Rimanendo sulla destra, sinistra orografica, il sentiero segue le ripide fiancate della montagna e, girando poi a sinistra, si dirige verso una cascata nei pressi della quale si trova un primo guado del torrente (1401 m); dopo pochi minuti si arriva ad un secondo guado (1429 m), dove si trova anche un cavo d’acciaio in caso si volesse fare sicurezza, oltre il quale il sentiero continua con poca pendenza passando pochi metri al di sotto della panoramica Alpe Sassolenda (1663 m). Qui il tracciato si perde un po’ nella bassa vegetazione ma comunque si è sempre in presenza dei bolli segnavia, alcuni un po’ sbiaditi altri ben visibili, messi sulle pietre del pendio erboso; questo si risale ora con pendenza più accentuata rimanendo sempre sulla stessa fiancata in direzione della testata della valle. Il sentiero si avvicina al corso del torrente per attraversarlo di nuovo nel punto di miglior possibilità (1763 m circa) dove, passati sull’altro versante, si lascia un sentiero che si stacca sulla sinistra salendo  faticosamente e, compiendo anche un altro guado (2113 m), ci si avvicina ad un ripido canalino erboso oltre il quale si tiene la sinistra per rimontare una marcata costola erbosa. Sopra di questa si passa poco distante dalle baite dell’Alpe Scarpìa al cui bivio si continua diritto per uno scivolo erboso oltre il quale il sentiero  si sposta sulla destra e, superati due grossi ometti di pietre dove il sentiero si perde un po’, arriva in vista dell’Alpe Laghetto ben visibile a destra sul vicino crinale superiore; raggiunte le baite praticamente diroccate (2218 m) si salgono ancora pochi metri dove, poco al di sotto si trova il solitario laghetto adagiato in una conca morenica.

 

 

 

 

 

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