Croce del Cavallo – Calasca Castiglione (VB)

12 maggio 2012 at 07:59

giancarlo

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Quota 1906
Dislivello 1148
Difficoltà E
Segnavia B6, bolli bianco-rossi
Tempo 3h15’

Traccia GPS

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Altimetria e dettagli 

La Croce del Cavallo è una cima poco pronunciata della bassa valle ossolana situata sullo spartiacque che separa la Valle Anzasca, a sud, dalla Valle Antrona, a nord e la sua salita è consigliata, proprio per le quote su cui si svolge, nei periodi di inizio o fine stagione escursionistica. Dalla vetta, dove si trova appunto una grossa croce metallica, il panorama è comunque aperto a nord verso le prealpi della valle Antrona dove svetta il Pizzo d’Andolla, ad est sulle cime del comprensorio di Macugnaga, mentre verso sud si trovano le cime che separano la Valle Anzasca dalla Valle Strona e Sesia. Il tracciato si sviluppa su sentieri un po’ dimenticati che rimontano una lunga e ripida costola boschiva dove i bolli di vernice sono spesso sbiaditi e la traccia, evidente nelle faggete, si perde spesso nei pressi dei pochi alpeggi e dei piccoli pianori erbosi. Nel ripido tratto finale, in caso di disgelo o recenti piogge, bisogna inoltre prestare attenzione alla scivolosa erba olina che ricopre la dorsale.

Avvicinamento

Si percorre la A-26 Genova-Gravellona Toce e, giunti al suo termine di Gravellona, si prosegue sulla superstrada uscendo allo svincolo per la Valle Anzasca-Macugnaga. Imboccata la strada della valle si giunge al comune di Calasca-Castiglione; superate alcune frazioni si svolta a destra seguendo l’indicazione per Antrogna dove, poco prima dell’abitato, si stacca sulla destra la strada per Boretta che si raggiunge e si supera di poco sino alla sbarra che chiude il transito e qui, nei piccoli slarghi adiacenti, si può lasciare l’auto.

Descrizione

Dalla sbarra si prosegue sulla strada che risale il basso versante boschivo con alcuni tornanti tagliandone eventualmente qualcuno sulle tracce di sentiero che da essi si dipartono. Si giunge così all’Alpe Quaggiui (968 m) dove si trova una palina che ci indica di proseguire alla destra; si attraversa il prato dirigendosi verso le baite di sinistra che si attraversano andando a riprendere poco sopra la strada. Questa si attraversa in direzione di un grosso masso al quale è fissato il cavo metallico di una teleferica e si prosegue su esigue tracce di sentiero in direzione di due baite ben visibili più in alto, passando prima davanti ad una cappelletta. Raggiuntele (1058 m) si passa tra di esse e si prosegue verso altre due baite soprastanti (1088 m) dove si passa in mezzo alle costruzioni arrivando ad un  piccolo slargo brullo che si taglia a sinistra, senza rientrare nel bosco, per risalire un breve tratto ripido che conduce all’Alpe Camurè (1146 m). Oltre le baite il sentiero si perde e, per ritrovarlo, si risale un corto pendio di erba e terra puntando verso un grande faggio, situato al limitare del bosco superiore, dove sul tronco si trova un bollo segnavia. Ora il percorso, risalendo i ripidi versanti con numerosi tornanti, si snoda per un lungo tratto in una splendida faggeta all’interno della quale si passa da una cappelletta arrivando ad un bivio con una traccia proveniente da sinistra, che si ignora; giunti fuori dal bosco si supera una seconda cappelletta dalla quale si raggiungono le visibili baite superiori dell’Alpe Cimalbosco (1436 m). Attraversate verso destra le ormai diroccate costruzioni si raggiunge la più alta di esse e, poco dopo, si arriva in no spiazzo dove si trova una palina metallica che ci indica di proseguire a sinistra per rientrare di nuovo brevemente nel bosco. Risalito dunque un breve tratto tra la vegetazione il sentiero si perde un po’ e, cercando di individuarne la labile traccia, si supera direttamente un ripido risalto erboso che ci porta, fuori dalla vegetazione, sulla dorsale erbosa. Ora la traccia scompare ma il percorso è ormai evidente e quindi si risale il largo crinale che via via si fa più ripido sino ad arrivare proprio sotto la vetta dove la pendenza diviene eccessiva; da qui ci si sposta verso sinistra dove spiana un po’ compiendo subito dopo, sempre su pendenza sostenuta, un ampio tornante a destra che ci porta alla croce di vetta.

 

 

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